CLUB ALPINO ITALIANO
Commissione Interregionale per il
Cicloescursionismo in mountain bike LPV

Organo Tecnico Periferico
Mountain Bike: e torniamo
a chiamarlo Rampichino

di Corrado Zaetta
Gruppo bici da Montagna - CAI Varese


Maggio 2008
Il sentiero si fa via via più stretto ed impervio, le gocce di sudore scendono sempre più copiose sulla fronte ed il fiato si fa sempre più affannoso… si intravede fra le piante un tornante, ed il pensiero va già a quei pochi metri di respiro che concede la salita; il tornante è ormai passato, ma girando la testa verso destra il fiato viene a mancare, questa volta non solo per la fatica, ma per la meraviglia del panorama che rende un po' meno dure le ultime centinaia di metri cha mancano alla vetta… ecco finalmente la cima, e lo sguardo può spaziare a 360° su cime dai profili affilati ed aguzzi, per poi scendere su dolci e verdi pendii che si perdono nelle acque blu di un lago alpino.

Lo spirito gioisce e si riflette in un sorriso di profonda soddisfazione sui visi… e poi finalmente una divertente discesa ci spetta, a zig-zag fra i sassi e le radici che affiorano, con l'adrenalina che sale, attenti alle numerose insidie che nasconde sempre un sentiero…

No, non è la descrizione di un'escursione a piedi per raggiungere una vetta, ma il racconto che può scrivere chiunque abbia provato ad inforcare una bicicletta per "scalare" una collina, una montagna, o più semplicemente per entrare in un bosco.


La "mountain-bike", letteralmente "bicicletta da montagna", ha conosciuto una diffusione sempre maggiore nell'ultimo decennio, fino ad entrare a far parte ufficialmente anche del mondo CAI, ed essere considerata nei programmi d'escursione di tante sezioni che annoverano fra i propri soci appassionati di questa disciplina.
Queste poche righe sono scritte in riferimento all'articolo "Paganella addio" apparso nel numero di Gennaio della rivista "Lo Scarpone" che ciascun socio CAI aspetta avidamente di leggere ogni mese. Leggere in quelle poche righe che gli amici della SAT hanno deciso come segno di estrema protesta di abbandonare la manutenzione dei sentieri della Paganella pensiamo abbia fatto rattristare e riflettere chiunque abbia conosciuto la bellezza di quelle stupende montagne uniche al mondo. Allo stesso tempo, però, riteniamo anche che la lettura di quell'articolo richieda di fare un po' di chiarezza sul mondo della mountain bike, preso in considerazione fra le cause che hanno portato a prendere la decisione estrema di togliere la segnaletica dai sopraccitati sentieri e di abbandonare la loro manutenzione.


L'attività di MTB contempla al suo interno varie discipline: chiunque legge riviste specializzate si sarà imbattuto in termini quali cross-country, freeride, downhill, etc., ognuno dei quali identifica una pratica ben diversa dalle altre. Nel considerare la MTB all'interno dell'attività del CAI non bisogna mai dimenticare il contesto nel quale è inserita, il CAI per l'appunto, che come ogni socio sa benissimo ha come scopo primo la promozione di una cultura della montagna basata sul suo rispetto e sul rispetto dell'ambiente circostante.


Allo stesso modo la pratica della mountain bike è da noi vista come un ulteriore mezzo per vivere la montagna, come un'esperienza che porta ognuno di noi sia a scoprire i magici posti che ci riserva, sia a confrontarsi con se stessi e con la propria anima nel momento in cui si è a tu per tu con la fatica di una salita o di una discesa, ugualmente a come si vivono queste esperienze e queste sensazioni facendo trekking, arrampicata o speleologia. Questa esperienza deve sempre essere condotta in modo responsabile, verso se stessi, verso gli altri e verso l'ambiente.
Tutti questi principi sono d'altronde ribaditi nel "codice di autoregolamentazione del cicloescursionista", proposto dalla Commissione LPV per il Cicloescursionismo in mtb del Club Alpino Italiano (commissione nata da alcuni anni dallo sforzo comune di alcune sezioni del CAI delle regioni Ligura, Piemonte e Valle d'Aosta, il cui sito internet è consultabile all'indirizzo www.mtbcai.it), dove è espressamente detto che "il CAI annovera la bicicletta tipo mountain bike tra gli strumenti adatti all'escursionismo.

Il comportamento del cicloescursionista deve essere improntato al fine di: "non nuocere a se stessi, agli altri e all'ambiente". Nello stesso documento troviamo espresso un altro grande caposaldo che deve essere seguito da ogni biker, ovvero il fatto che i percorsi devono essere scelti in modo da consentire il passaggio delle bici senza arrecare danno al patrimonio naturalistico, evitando di uscire di traccia e di praticare manovre dannose quali, ad esempio, le derapate. Conseguenza di tutto ciò è che "non fa parte della filosofia CAI servirsi di impianti di risalita… e poi usare la MTB solo come mezzo di discesa (il downhill è estraneo allo spirito del CAI)".
Dicendo tutto questo vogliamo esprimere la nostra vicinanza agli amici della SAT, specificando la nostra dissociazione da qualunque disciplina ciclistica praticata in modo non responsabile, ma affermando l'assoluta convinzione che l'utilizzo della mountain bike per un'attività escursionistica rientra appieno nello spirito del CAI, e può essere attuato non solo in modo eco-compatibile, ma addirittura utile all'ambiente.

A tal proposito basti citare come esempio l'impegno della sezione CAI di Luino (VA) che ha stipulato una convenzione con la locale Comunità Montana per la scelta, la sistemazione, la periodica manutenzione e soprattutto per l'uso di vari percorsi (circa 170 km) denominati "I stra di caver" che possono essere percorsi, con precise regole, sia a piedi, sia in MTB e a cavallo.

Il gruppo MTB della Sezione di Luino è entusiasticamente impegnato in questo progetto nel pieno rispetto dei principi del CAI per la salvaguardia dell'ambiente. I praticanti l'attività cicloescursionistica, proprio per la loro presenza sul territorio, per la possibilità di percorrere numerose decine di chilometri al giorno spinti dalla voglia di esplorare comune ad ogni biker, possono essere considerati delle vere e proprie "sentinelle" dell'ambiente, e possono proficuamente collaborare ad un costante monitoraggio dello stato di salute dei sentieri, segnalando in modo tempestivo eventuali problemi.

Proprio per diffondere l'attività di MTB nelle varie sezioni del CAI, e soprattutto per far sì che questa diffusione avvenga nel pieno rispetto dell'ambiente e di tutti gli appassionati di montagna, i gruppi di MTB delle regioni di Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta riuniti nella sopraccitata Commissione LPV, con una dura e costante attività stanno promuovendo una vera e propria cultura dell'utilizzo della MTB.

Con l'occasione che ci è offerta dai mondiali di ciclismo 2008, che quest'anno, come tutti ormai saprete si svolgeranno in Italia, e per la precisione a Varese, i gruppi di Mountain Bike di alcune sezioni CAI della provincia di Varese stanno organizzando in data 20-21 settembre un raduno internazionale di MTB, rivolto in primis ai soci CAI praticanti la MTB, ma anche a semplici appassionati. Il raduno vorrebbe offrire un'occasione di incontro e di confronto fra tutti gli amanti delle ruote grasse, con l'obiettivo primario di promuovere un codice di condotta del singolo biker e dei vari gruppi sparsi sul territorio, partendo dagli importanti risultati raggiunti dalla Commissione LPV.

Secondo noi la "bici da montagna" rappresenta un mezzo privilegiato per vivere la montagna, e per viverla in compagnia, proprio come lo spirito CAI ci insegna, con la voglia di condividere la fatica, i dolori e le gioie e per crescere assieme. Proprio per questo ci sentiamo di dire, pensiamo in piena sintonia con gli amici della SAT, di tornare a vedere e chiamare la "mountain bike" con un termine ormai un po' desueto, ma insuperato e insuperabile nel rendere l'idea di quello che sta dietro il suo utilizzo e la sua filosofia: rampichino.

E quindi, è proprio il caso di dire "torniamo a chiamarlo rampichino".